Mi chiamo Antonio e vivo nei Quartieri Spagnoli di Napoli, durante il dominio spagnolo. Le nostre strade sono strette, con i panni stesi tra un balcone e l’altro, e profumano sempre di pane caldo o pesce. Tuttavia, non è una vita facile. I soldati spagnoli girano spesso armati e la gente parla a bassa voce quando passano.
Ho tredici anni e aiuto mio padre nella sua piccola bottega di scarpe. Lavora tutto il giorno, curvo sul banchetto, mentre io gli passo chiodi e martello. A volte mi dice: «Antonio, studia quando puoi, così non farai questa vita». Io annuisco, anche se non so bene cosa mi aspetta nel futuro.
Un pomeriggio, sono uscito a prendere dell’acqua alla fontana. Ho visto due soldati discutere con un vecchio del quartiere perché non aveva pagato le tasse. Mi sono sentito stringere lo stomaco e ho pensato che non fosse giusto. Tornando a casa, ho raccontato tutto a mia madre e lei ha sospirato: «Dobbiamo resistere, figlio mio».
Qualche giorno dopo, mentre rientravo al tramonto, un soldato spagnolo si era perso nei vicoli. Mi ha fermato e mi ha chiesto la strada. Avevo paura, ma gli ho risposto lo stesso. Quando mi ha ringraziato con un sorriso, ho capito che anche loro erano uomini lontani da casa.
Quella sera, guardando Napoli dall’alto del quartiere, ho pensato che un giorno la città sarebbe cambiata. E io volevo esserci, non solo come ragazzo dei Quartieri Spagnoli, ma come qualcuno capace di raccontare ciò che avevo vissuto.
Francesco Bolognino, 13 anni.
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2 risposte
Questa storia è stata ideata e scritta da Francesco, ragazzo di 13 anni che ha immaginato una scena probabile accaduta durante la dominazione spagnola. Tutta la storia è pensata da lui senza alcun suggerimento
Veramente una bella storia,molto significativa. Si notano le capacità espositive di Francesco ma in modo particolare la sua capacità “inventiva” ovvero la sua capacità di partire da uno scenario storico inserendo una situazione che può essere anche,in chiave diversa ,vista nella realtà attuale. Bravissimo Francesco 👏👏